19301956
Espone i primi lavori astratto-informali in mostre collettive. (Premio
di pittura "Cesare da Sesto", Sesto Calende, Varese)
1957
Partecipa alle seguenti esposizioni: "Mostra
nazionale di arti plastiche e figurative" Galleria Il Calderone, Milano.
Sull'invito è riportato: "indetta dal gruppo Amici della Strada"
"Premio Melzo" Melzo, Mi.
"Mostra
del Piccolo Formato Ferrara. Furono esposte le opere di 325 autori (290
italiani e 35 stranieri). Dadamaino espone per la prima volta con Piero Manzoni,
ma si conosceranno solo mesi dopo durante la visita ad una mostra presso la
galleria Totti di Milano, tra loro sorge una profonda amicizia.
1958
Aderisce all'avanguardia milanese che ha come punto d'incontro il Bar Giamaica,
in Brera. Nell'ambiente degli artisti è nota soltanto con il nome Dada
(diminutivo di Eduarda).
Realizza le prime opere intitolate Volumi: si tratta di tele con
grandi fori ellittici in cui si avverte l'influenza di Lucio Fontana. Al riguardo
afferma: "Ho sempre aborrito la materia e ricercato l'immaterialità.
Naturalmente Fontana ha avuto un ruolo determinante nella storia della mia
pittura; [....] Se non fosse stato Fontana a perforare la tela, probabilmente
non avrei osato farlo neppure io. Si asportava totalmente la materia, al punto
da rendere visibili anche parti della tela, per eliminarne ogni elemento materiale,
per privarla di ogni retorica e ritornare cosi alla tabula rasa, alla purezza".
"Così
sulle tele pulite operai grandi squarci
ovoidali, a volte uno solo, grande come tutto il quadro.
Dopo questo atto liberatorio rimasi perplessa
sul come proseguire. Il come lo trovai interessandomi al futurismo...
I meravigliosi insegnamenti futuristi, chissà perché
dimenticati, erano i più vivi e veri che si potessero
raccogliere. Pensando a ciò guardai i miei lavori. Dietro i grandi
buchi vedevo un muro pieno di luci e ombre che vibravano e si muovevano. Ecco
la cosa da cercare e da seguire.
L'arte era stata
sinora statica, tranne
per pochi pionieri, bisognava farla ridiventare dinamica e con mezzi conseguenti
alle più recenti esperienze tecnico-scientifiche, stabilito che
si può fare dell'arte con qualsiasi mezzo.
Tiene la prima mostra personale presso la Galleria dei Bossi di Milano. Partecipa
a "Mostra Collettiva" Galleria Il Prisma con Gianni Colombo e altri.
1959
Nella mostra "La
donna nell'arte contemporanea" presso la Galleria Brera (con anche Carla
Accardi) dopo aver tentato inutilmente, lungo tutto il 1959, di esporre i
suoi Volumi, Maino riesce a inserirne uno per la prima volta in questa mostra.
Tuttavia il quadro non viene rappresentato in catalogo, a differenza di un
altro ancora informale e quindi ben accetto dagli organizzatori della mostra
stessa.
Si costituisce
il gruppo milanese Azimuth, cui l'artista aderisce. Esso stabilisce stretti
contatti con il Gruppo Zero in Germania, il gruppo Nul in Olanda e il gruppo
Motus in Francia.
Nello stesso
anno l'artista partecipa ad un'esposizione collettiva nella galleria Azimut,
usando il cognome Maino.
Manzoni conosce dal 1957 gli artisti che poi formeranno il Gruppo T e decide
di affidare ad Anceschi, Boriani e Colombo l'arredamento e
l'illuminazione
del locale. Dadamaino é invitata dopo la stampa del primo invito che
aveva la forma di una fascetta (forse doveva contenere la rivista Azimuth)
ed allora sopra scrive a mano il suo nome che ufficilmente appare perciò
solo sul secondo invito (di colore blu). Espone 2 volumi su tela, uno con
un solo foro, l'altro con due forme ovoidali (fonte Archivio Dadamaino).
Tiene una personale alla Galleria del Prisma, Milano.
1960
Negli anni che seguono partecipa a numerose mostre nazionali ed internazionali
(Olanda, Belgio, Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Svizzera). Inizia
a lavorare con superfici di materiale sintetico, su cui pratica
fori sempre più piccoli e numerosi. Nascono così
i Volumi a moduli sfasati: si tratta di fogli di plastica che dopo
essere stati fustellati regolarmente a mano vengono tesi sul telaio sovrapposti
in più strati su due telai.
Osserva Dadamaino: "Volevo creare fori che fossero disposti in modo prospettico
e traducessero il volume su tre o quattro strati di materiale plastico. Trovai
un materiale semitrasparente che si utilizza normalmente per le
tende da doccia e che all'epoca si avvicinava di più
all'idea
di trasparenza. Con una fustella perforai a mano gli strati e li collocai
sul telaio. Il calore della mia mano spostava i fori, e tale spostamento era
il frutto del caso". Gli spostamenti e le sovrapposizioni appena percepibili
dei fogli monocromi perforati conferiscono all'opera un'unità di spazio
e superficie e, attraverso la leggera vibrazione, una dimensione temporale.
Partecipa
a: Mostra nazionale di "25 artisti d'oggi" Salone delle esposizioni
del Banco di Sicilia, due collettive alla Galleria Azimut da maggio a luglio,
una collettiva ad Albisola Mare (SV) presso il Circolo degli Artisti. Infine
alla mostra "Sculture da Viaggio" a Roma alla Galleria Trastevere.
1961
Realizza gli Oggetti ottico-dinamici, costituiti da placchette in
alluminio fresato ognuna delle quali è suddivisa in nove segmenti quadrangolari;
la dimensione minima della placchetta è 1 x 1 cm cui si aggiungono
di volta in volta 0,5 cm fino a raggiungere una grandezza massima di 4,5x4,5
cm. Nonostante la loro staticità, questi oggetti sembrano muoversi
e variare continuamente, suscitando l'impressione di un flusso dinamico.
Tiene una personale allo Studio Gruppo N con invito alla mostra con testo
di Piero Manzoni : Dada Maino ha superato la "problematica pittorica"
- altre misure informano la sua opera - i suoi quadri sono bandiere di un
nuovo mondo, sono un nuovo significato - non si accontentano di "dire
diversamente": dicono nuove cose.
Partecipa al XII Premio Lissone Internazionale per la pittura, Sezione informativo
sperimentale giovani pittori italiani
1962
Si svolge la prima esposizione personale in Germania, presso la Galerie
Senatore di Stoccarda. Viene inaugurata la mostra NUL allo Stedelijk Museum
di Amsterdam a cura di Henk Peeters, fra gli artisti italiani sono presenti
Castellani, Dadamaino, Dorazio, Fontana, Lo Savio, Manzoni. Nasce
il movimento internazionale "Nuova Tendenza" a Leiden (NL) presso
la Rijks-universiteit, al quale Dadamaino aderisce subito.
Partecipa a "Le relief" (2e exposition) presso la Galerie XX Siècle
a Parigi, ad una collettiva ZERO ad Anversa alla galerie Guy Dorekens, a "Krit
- Punto 2" al Palacio de la Virreina di Barcellona, a "Anno 62"
galerie t'Venster di Rotterdam, alla "Mostra dei Contrasti" presso
la galleria Cadario di Milano.
Nei suoi lavori l'artista utilizza alluminio, plastica, plexiglas e altri materiali. Le sue opere costituiscono una serie di carattere programmatico: modello, struttura, sistema, sviluppo, progresso ed evoluzione attraverso le variazioni.
1963
Partecipa alla mostra "Zéro der neue Idealismus" a Berlino
da Galerie Diogenes.
Collettiva alla galleria Cadario e alla galleria La Bussola "Oltre la
pittura, oltre la scultura" Mostra di ricerca di arte visiva.
"Panorama van de nieuwe tendenzen" ad Amsterdam da galerie Amstel
47.
Dadamaino presenta un "Rilievo instabile negativo" alla IV Biennale
internazionale d'arte di San Marino - "Oltre l'Informale"
1964
Viene invitata alla mostra "Nouvelle tendance" Propositions visuelles
du mouvement international a Parigi Musée des Arts dècoratifs
- Palais du Louvre - Pavillon Marsan.
Partecipa alla mostra ZERO al
New Vision Centre di Londra
Espone
un Perforatie plastic del 1961 all'importante collettiva "Mikro Nul Zero"
- Zero = 0 = Nul alle galerie Delta di Rotterdam e Kröller-Müller
Museum di Otterlo. Poi al Jeugdfestival Rhedens Lyceum Velp (NL) e alla galerie
Amstel 47 di Amsterdam.
1965
"Aktuell 65" a Berna (CH) presso la Galerie Aktuell.
Partecipa alla mostra "De nieuwe stijl werk van de internationale avant-garde"
da De Bezige Bij, organizzata dalla galerie Orez Den Haag (L' Aia), alla mostra
"Arte Cinetica" a Palazzo Costanzi di Trieste.
Invitata alla mostra "Nova tendencija 3" presso la galerija Suvremene
Umjetnosti, il Muzej za umjetnost i obrt e il Centar za industrijsko oblikovanje
di Zagabria.
Partecipa a "Arte programmata" a Torino galleria il Punto
1966
Realizza la serie dei Componibili: si tratta di piccoli quadrati
ritagliati che scorrono lungo un filo di nylon. Questi elementi possono essere
spostati creando così combinazioni sempre nuove. Al riguardo Dadamaino
osserva: "Ho eseguito una serie di disegni con quadrati
bianchi e neri disposti circolarmente. Quindi ho continuato
su questa base provando ad utilizzare alluminio e spago, sempre con l'intento
di creare un effetto di trasparenza. Mi affascinava l'idea del movimento ma
senza l'uso dei motori. In seguito ho scoperto un'opera di El Lissitzky simile
alla mia, di cui ignoravo l'esistenza". Inizia la Ricerca del colore
(1966-68), in cui analizza metodicamente e su base scientifica le infinite
varianti cromatiche dello spettro solare. Si tratta di 100 tavole, ciscuna
20x20 cm, su cui sono dipinte bande sottilissime in modo da poter confrontare
e porre in relazione fra loro tutte le combinazioni cromatiche. L'artista
così afferma: "La ricerca del colore: poiché i rapporti
cromatici si fondano principalmente sull'azione comune di intuito e gusto,
ritenni utile condurre un'analisi esatta dei colori per verificare gli effettivi
rapporti esistenti fra loro. A tale scopo ho utilizzato i sette colori dello
spettro, ricercando il valore cromatico medio di ciascuno e aggiungendovi
poi del bianco, del nero e del marrone. Dieci moltiplicato per dieci. Usando
come fondo il colore fondamentale, ne derivavano, dalla gradazione cromatica
massima a quella minima, 40 varianti visibili in media. Si ottenevano così
100 tavole dalle dimensioni di 20x20 cm
contenenti in totale 4000 tonalità. Ogni tavola è
divisa in due metà e in 40 segmenti cromatici, e di volta in volta
accanto ai colori di fondo si colloca la variante da analizzare per poter
leggere il valore cromatico di ciascuna tonalità".
Espone alla mostra
"Il gioco degli artisti"presso la galleria del Naviglio di Milano.
1967
Espone a Milano presso la Galleria Il Cenobio nella mostra "La Nuova
Tendenza" oppure "Nuova tendenza 2".
Lo Studio 2 B inaugura dentro un garage con questa mostra. Nel testo introduttivo
gli autori dichiarano di voler creare «...un luogo di "contestazione
e verifica" verso le tradizionali operatività pittoriche, le quali
hanno già svolto nell'arco della cultura la loro funzione e che ormai
hanno esaurito la loro ragione di essere».
1969
Partecipa a importanti mostre come “Campo urbano” a Como e “Environnement
lumino-cinétique sur la Place du Châtelet.
1970
Comincia a dedicarsi al segno: sono tratti ripetuti con meticolosa precisione,
che annunciano gli sviluppi successivi. Tiene una personale alla Galleria
Diagramma, Milano.
1971
Tiene personali alla White Gallery di Lutry-Lausanne e alla Galleria Barozzi
di Venezia.
1973
Inizia la serie Superficie su superficie, ossia False
prospettive: si tratta di lavori costruttivi policromi, realizzati a
olio e costruiti secondo un identico schema. Tiene personali alla Galleria
del Cavallino di Venezia, alla Ubu di Karlsruhe e al Centro Santelmo di Salò.
1975
Avvia il ciclo L'inconscio razionale,
dove i tratti sono distribuiti sulla superficie
del dipinto con una regolarità non programmata.
In tutte queste opere la superficie è
monocroma, nera con segni bianchi o viceversa. "Arrivata ad un certo
punto, dopo aver risolto il problema dei cromorilievi ridotti poi in rilievi
monocromi e monomodulari (1974) mi sono chiesta se la formulazione geometrica
e/o modulare non fosse un diaframma dietro cui ovviare la paura di avere coraggio.
Ho ripreso carta e colori ed ho disegnato... ho scritto, sulla carta prima
e sulla tela poi".
"Si tratta di una sorta di scrittura della mente, della mia: fatta di
linee ora dense e marcate ora impercettibili e saltellanti, senza alcuna programmazione
a priori, ma sensibile alla pressione della mano che, libera, corre
e traccia senza premeditazione. Ma è chiaro che se
la mano è guidata dalla mente, in questo caso lo è dall'inconscio.
Il risultato è una serie di reticoli e di spazi vuoti, per nulla disordinati,
che hanno un loro ritmo, una loro profondità e una loro armonia. "
Inizia la serie dei Cromorilievi: su una tavola
di legno l'artista dispone secondo un procedimento determinato piccoli
legni che vengono poi laccati di nero o di bianco.
Tiene una personale al Salone Annunciata, Milano.
1976
Nella seconda metà degli anni Settanta (1976-1979) realizza
l’Alfabeto della mente: si tratta di segni grafici, o
meglio di caratteri inventati, ciascuno dei quali è formato
da vari segni di tipo alfabetico. Dadamaino li
utilizza per scrivere una serie di "lettere" che
consistono ogni volta nella ripetizione di
un singolo segno. Così afferma
al riguardo: "L'unica condizione è
quella di ripetere un segno fino
a riempire tutto lo spazio che mi sono
proposta di utilizzare...".Tiene una personale alla Arte Struktura,
Milano.
1977
Tiene personali allo Studio Casati, Merate, alla Galleria Spriano, Omegna
e al Salone Annunciata, Milano.
1978
Inizia a lavorare all'opera I fatti della vita: in questo caso i segni presenti
nell'Alfabeto della mente si ripetono costantemente e a intervalli
regolari: segno-pausa-segno-pausa. Tiene una personale alla Galerie Walter
Storms, Monaco.
1979
Tiene personali alla Galleria La Polena, Genova, alla Galleria Martano, Torino
e allo Studio Carlo Grossetti, Milano.
1980
Il ciclo I fatti della vita viene esposto alla Biennale di Venezia
in una sala personale; è costituito da 461 lavori su tela o su carta,
scritti con i 12 segni ideati dall'artista.
Tiene una personale alla Maggie Kress Gallery di Taos. Fino alla metà
degli anni Ottanta lavora al ciclo Costellazioni, in cui riappare
il colore in sostituzione del nero e del grigio. In tale opera i segni si
concentrano per poi nuovamente disgregarsi, e il loro condensarsi ricorda
le galassie e gli ammassi stellari.
"Ad un certo
punto ho pensato di fare un'unica grande opera... dal microcosmo a1 macrocosmo...
un microcosmo che si pone innumerevoli domande sul senso della vita, della
storia, se poi ha un senso; e se è un nonsenso, tentare di trovare
un senso al nonsenso. Non ci offrono responsi questi fogli. Ma un conforto
sì: sappiamo che in una di quelle carte, a una riga imprecisata, uno
di quei segni parla anche di noi... parla della foglia di rosa e della foglia
di alloro, delle nevi dello scorso anno. Perché non ci sarebbe l'infinito
se non ci fosse il finito".
Anche in un altro ciclo, intitolato
Passo dopo passo, l'artista dipinge imnumerevoli segni su superfici
di materiale diverso (carta, tela o plastica), attribuendo
ad essi simboli ripetuti che alludono a un movimento costante.
1981
Tiene personali all’Institut für Moderne Kunst di Norimberga, alla
Galerie Walter Storms di Villingen e alla Plurima di Udine.
1983
Il Padiglione d'Arte Contemporanea (PAC) di Milano le dedica un'ampia antologica.
Tiene inoltre personali allo Studio Dossi, Bergamo e, con Castellani, alla
Plurima di Udine. E’ presente in
"Arte Programmata e Cinetica 1953/1963, l'Ultima Avanguardia", al
Palazzo Reale di Milano.
1984
Tiene una personale alla Galerie Beatrix Wilhelm di Leonberg. In questa occasione
esce la prima monografia sul suo lavoro, di Flaminio Gualdoni. Un’altra
personale è alla Plurima, Udine. E’ presente in “Azimuth
e Azimut” al Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano.
1985
Tiene personali allo Studio Grossetti, Milano, e al Centro Santelmo, Salò.
E’ in “Arte italiana degli anni ‘60” al Castello di
Rivoli.
1986
Personale ai Musei Civici di Villa Mirabello, Varese.
1987
Inizia il ciclo Il movimento delle cose, per il quale utilizza fogli
di plastica trasparente (poliestere) su cui dipenge con una penna speciale
e secondo un procedimento particolare. Perosnale alla Galerie Beatrix Wilhelm,
Stoccarda.
1988
Personale allo Studio G7, Bologna, con Spagnulo.
1989
Personale allo Studio Reggiani, Milano, con la serie Passo dopo passo.
1990
Viene invitata alla Biennale di Venezia ed espone due lavori dal titolo Il
movimento delle cose, di 1,22x18 metri ciascuno. Espone con Colombo alla Galerie
Schoeller di Düsseldorf, e in personale allo Studio Dabbeni, Lugano.
Esce la monografia Dadamaino di Elena Pontiggia.
1993
Tiene personali alla Casa del Mantegna di Mantova e alla Stuftung für
Konkrete Kunst di Reutlingen.
1994
Personale allo Studio Dabbeni, Lugano.
1995
Viene invitata alla mostra “Zero Italien. Azimuth/Azimut 1959/60 in
Mailand. Und heute“ alla Villa Merkel, Galerie der Stadt, Esslingen.
1996
Inizia la serie Sein und Zeit. Pur lavorando con le stesse modalità,
l'artista non intelaia più le opere ma le appende a una distanza di
20 cm dalla parete in modo da esaltarne la trasparenza. Personale alla Stiftung
für Konstruktive und Konkrete Kunst di Zurigo.
1997
Personali allo Studio Dabbeni, Lugano, allo Studio Invernizzi, Milano e alla
Borromini Arte Contemporanea, Ozzano Monferrato. E’ in “Milano
1950-59. Il rinnovamento della pittura in Italia”, Palazzo dei Diamanti,
Ferrara.
1998
Personale all’Associazione Culturale Amici di Morterone, Morterone.
2000
Ampia antologica al Museo di Bochum.
2003
Mostra antologica al Museo Virgiliano, Virgilio.
2004
Muore a Milano.
E’ presente in Zero. 1958-1968. Tra Germania e Italia, al Palazzo delle
Papesse, Siena.